Il viaggio di Eracle

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Immaginare di ripercorrere il progetto biennale di Schola cothurnata, che ha visto la nascita e la costituzione permanente di un Gruppo teatrale all’interno dell’indirizzo classico del nostro Liceo, strappa a tutti noi qualche sorriso. Il sorriso di chi è soddisfatto di ciò che ha creato, davvero creato nel senso etimologico del termine, perché prima di Eracle non esisteva nella nostra scuola l’idea di poter rendere vive su un palcoscenico le pagine antiche degli autori greco-latini; il sorriso di chi ha trovato il sostegno nei suoi insegnanti e nella comunità scolastica, che all’inizio ha osservato un fenomeno inedito e ancora in stato di abbozzo, ma che poi ha accolto e motivato con costante entusiasmo; il sorriso di chi ha mantenuto fede ai tanti impegni di una giornata scolastica, di chi sa che l’idea di abbinare pensiero e azione è quella giusta, che merita disciplina e calore, rigore e generosità, senza mai dimenticare che l’aula rimane l’aula e il lavoro di uno studente è giustamente faticoso e segna un cammino a lungo termine non sempre visibile nell’immediato; il sorriso di chi si ritrova insieme ai suoi compagni di teatro a immaginare una scena, una sequenza, un movimento di danza o di musica, senza perdere mai il ritmo, perché un gruppo di persone che sperimenta uno spettacolo teatrale è un affare delicato, un organismo vivente, che respira all’unisono, insieme gioisce e soffre, finché tutto avviene, grazie alle risorse e alle energie di ogni componente, ognuno fedelmente legato a ciò che è stato selezionato, integrato e combinato in ogni singola giornata di prove.

Che cosa vuole esser dunque il nostro spettacolo Eracle, tragicommedia in cinque atti? Era maggio della primavera passata quando a Siracusa abbiamo lasciato un pezzo di mattone, uno dei corredi scenici, segno del nostro evidente battesimo in terra sicula, i primi attori di Eracle si sono diplomati, lasciandoci una eredità da mantenere alta e credibile. Ci siamo messi di nuovo alla prova pochi mesi dopo a Grosseto, con un gruppo nuovo di compagni che doveva imparare a faticare insieme. Infine a Padova, dove il paesaggio antico dei Musei Eremitani e i rintocchi delle campane della Chiesa medesima, proprio nel momento in cui entravamo in scena, ci hanno dato l’idea immediata di un rito che si stava svolgendo grazie ai testi che avevamo tradotto, testi aperti, le cui parole ci hanno sempre suggerito di andare avanti, senza tradire i messaggi del mondo antico che sono universali e di tutti i tempi. Andare oltre e andare in scena proprio e solo in quel momento. Un altro mattone spezzato, un’altra esperienza attiva che ci ha fatto usare abilità, attitudini, valori ed emozioni.
Ci abbiamo messo tutta la nostra onestà e la nostra passione; insieme alle professoresse Pontiggia e Gelmini abbiamo creato un laboratorio formativo, che ci ha educato alle cose belle e ha plasmato la nostra persona. Per noi fare teatro è stato un bellissimo viaggio nell’anima, dentro la nostra valigia conserviamo ciò che abbiamo sperimentato, tecnica e fantasia, poesia e ironia, ossessione e amore, gentilezza e futuro. A giugno abbiamo messo in scena il nostro spettacolo ai piedi della Maria Dolens,  un luogo denso di suggestioni e di accenti elegiaci.

Il gruppo teatrale del Liceo classico

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