La partita non dura 40 minuti

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Ci siamo mai chiesti cosa succeda dietro le quinte di quei fatidici 40 minuti di una partita? Molto spesso ci diamo risposte troppo scontate e ingenue come “Beh… ci si allena!” Ma allenarsi non basta.

Appunto per non scadere nella banalità e per darsi una risposta esauriente, le classi del liceo scientifico-sportivo hanno aderito al progetto “La partita non dura 40 minuti” e, quindi, si sono recate il giorno 11 aprile 2016 al Pala Trento, per incontrare gli “addetti ai lavori” che di norma si occupano dell’organizzazione di questi 40 minuti di basket ad alti livelli.

Le classi, arrivate all’impianto sportivo verso le ore 14.00, dopo un primo incontro con Michael Robinson, team manager della società, si sono separate per andare a incontrare, a turno, altre figure importati, quali Matteo Tovazzi, preparatore fisico, Vincenzo Cavazzana, vice allenatore, Maurizio Buscaglia, primo allenatore ed infine  Julian Wright, un giocatore della prima squadra.

I minuti trascorsi con Michael Robinson sono serviti ai ragazzi per capire quanto sia impegnativa e complessa la settimana dei giocatori e dei dirigenti che devono garantire la riuscita del gioco. Michael ha spiegato come una settimana, tra una partita e l’altra, sia troppo breve per riuscire a riprendere fiato. Infatti i dirigenti oltre ad occuparsi della salute e del benessere, sia fisico sia mentale, dei giocatori, devono anche occuparsi dell’allestimento delle partite, ovvero di programmare orari, trasferte, pubblicità, biglietti e di garantirne la sicurezza.

Mentre Michael ha illustrato alle classi l’aspetto organizzativo per arrivare sereni alle partite, Maurizio Buscaglia e Vincenzo Cavazzana hanno spiegato ai ragazzi quanto siano complessi l’aspetto tecnico e psicologico che precedono una partita. Dopo ogni incontro, in vista di quello successivo, gli allenatori e lo staff tecnico si riuniscono per creare le tattiche con cui affrontare l’avversario della prossima sfida. Per creare queste strategie, gli allenatori spendono ore a studiare i video delle tattiche avversarie, per poi trasformarle in schemi di gioco, che saranno consegnati agli atleti, che dovranno a loro volta impararli, assieme alla lista degli avversari con le rispettive doti fisiche.

Proprio su questo aspetto si è concentrato il commento del primo allenatore Maurizio Buscaglia, il quale ha focalizzato il suo discorso sulla dimensione psicologica del giocatore in partita: ha spiegato che, oltre a doti fisiche, i professionisti devono avere una mente aperta e flessibile, dato che ogni settimana si confrontano con tattiche diverse.

 

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Ha ribadito, inoltre, come sia essenziale lo spirito di squadra, come ogni giocatore debba sentirsi a proprio agio per affrontare al meglio ogni singolo momento, dando il massimo di sé. Ed è proprio per questo motivo che all’interno della squadra ognuno, titolare o riserva che sia, ha un ruolo specifico ed essenziale per la riuscita del gioco.

Infine, spostandosi da Matteo Tovazzi, i ragazzi hanno potuto costatare come gli atleti siano sottoposti a ferree sedute di allenamento e potenziamento sia per migliorare le prestazioni fisiche sia per evitare qualche sciagurato infortunio.

Prima di ritornare a scuola le classi hanno avuto la fortuna di incontrare uno degli atleti che quest’anno compone il roster dei giocatori: Julian Wright.

Julian, che parla solo inglese, ha riferito un po’ della sua vita e della sua grande passione che è cresciuta con lui fin da bambino e che lo ha portato in Italia assieme alla sua famiglia: insomma una storia di emozioni, di sogni, esperienze e passione.

In conclusione: 40 minuti di puro spettacolo e coinvolgimento, tra semplici appassionati e tifosi accaniti; ecco cosa  si nasconde dietro una “semplice” partita di pallacanestro. Ma dopo questo progetto, dopo aver sudato in palestra e aver incontrato di persona i “registi” delle partite si è capito che quei 40 minuti, non sono che l’apice della settimana: ecco, i 40 minuti di gioco sono il faticoso risultato di giorni di sudore, studio, organizzazione, impegno e passione. Ed è forse proprio perché in una sola partita sono racchiusi tutti questi “ingredienti” che il basket con i suoi 40 minuti di gioco ci appare così avvincenti.

 

 

Gianmarco Bertolini e  Emanuele Saiani

1 FR

Il progetto ha visto due incontri: uno con lo sportivo e uno con tutti gli altri studenti. I

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