L’avventura del Torneo della Pace

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Come ogni anno, anche quest’anno Rovereto ha ospitato il Torneo Internazionale Città della Pace ed io ho avuto l’occasione di partecipare al progetto Junior Team 2016. Alcuni organizzatori sono venuti ad illustrare l’iniziativa durante un’assemblea degli studenti del nostro liceo e io ne sono subito rimasta colpita; così ho deciso di compilare e firmare il modulo di iscrizione. Il Torneo si è svolto nel fine settimana di Pasqua (25, 26 e 27 marzo 2016), ma prima erano necessari tre momenti d’incontro dove ci sono state fornite tutte le informazioni e ci sono state spiegate tutte le attività che ognuno di noi avrebbe svolto durante i tre giorni del Torneo.
Finalmente è arrivato il primo giorno: ci siamo tutti ritrovati alle 8 di mattina allo Stadio Quercia per allestire lo spazio (appendere gli striscioni degli sponsor, preparare la coreografia ufficiale della manifestazione, gestire i punti informazioni e tante altre cose), in attesa dell’arrivo delle squadre ospiti del Torneo. Mi è stata assegnata una squadra  serba di pallamano femminile, uno dei due sport di quest’anno,  composta da ragazze fra i dieci e i diciotto anni. Sono arrivate verso le ore 15 di venerdì pomeriggio. C’è stata qualche incomprensione durante tutta la giornata che mi ha portato a sconfortarmi un pochino; poi però, dopo aver accompagnato la squadra nel posto dove avrebbero dormito e a fare un po’ di shopping, mi sono ritrovata con tutti gli amici all’auditorium Melotti per il meeting dei Team Leaders.
Sabato, il secondo giorno, c’è stata la cerimonia ufficiale di apertura del Torneo alla Campana dei Caduti, sul colle di Miravalle, con il giuramento da parte di ogni nazione presente e il canto degli inni; successivamente, si è svolta la sfilata con bandiere e canti tradizionali lungo le strade del centro di Rovereto. Sono stati entrambi due momenti molto intensi ed emozionanti, perché la città si è animata di una vita totalmente nuova. Dopo pranzo sono cominciate le partite: essendo la mia squadra di pallamano, sono stata tutto il tempo al palazzetto, ma non per questo mi sono annoiata, anzi! Con gli altri Junior Team e i due responsabili di campo non c’è mai stato un momento dove non ci fosse qualcosa da fare. La sera del sabato ci siamo ritrovati tutti alla festa alla discoteca Fanum, a Mori, dove abbiamo trascorso una bella serata, ballando e divertendoci!
La domenica mattina ci sono state altre partite e dopo pranzo le finali con le premiazioni, la consegna delle medaglie e dei trofei. Verso sera, lo Stadio Quercia si è riempito di mille volti e colori, non solo quelli delle numerose bandiere della pace, ma anche quelli delle tute colorate di ogni squadra e delle bandiere di tutti i paesi: aspettavano tutti la cerimonia di chiusura con i tanto attesi fuochi d’artificio.
Dopo tre giorni trascorsi fra mille persone, voci, volti e suoni differenti, l’ultima sera è arrivata con grande dispiacere di tutti, perché nonostante la stanchezza e le fatiche accumulate, per me, come per tanti altri, è stato impossibile trattenere le lacrime. I fuochi d’artificio sono stati commoventi, emozionanti e liberatori allo stesso tempo, hanno concluso tre giorni di forti entusiasmi. La mia squadra mi ha accolta molto bene, superati i primi imbarazzi: mi hanno regalato una bandiera della Serbia e ancora oggi mi scrivono qualche messaggio.
Parteciperò sicuramente al Torneo anche i prossimi anni, perché è un’esperienza che mi ha aiutata a crescere e sono certa che mi migliorerà ancora come persona. Ho conosciuto un sacco di gente nuova con cui sono rimasta in contatto, mi sono fatta un sacco di nuovi amici e ho intessuto nuovi rapporti; sono grata che mi vengano offerte opportunità come queste. Perciò io dico che nella vita bisogna sempre mettersi in gioco non solo per  i grandi valori quali la pace e la fratellanza, ma anche semplicemente per provare nuove esperienze ed emozioni e poterle condividere con gli altri. Perché questo ci fa diventare persone migliori.

 

Aurora Maffei

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