Università per il futuro dei tuoi figli | Conributo provinciale per il piano di accumulo

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Il tour dell’assessore Ferrari per promuovere gli studi universitari.
Da responsabile dell’università e delle politiche giovanili, l’assessore provinciale Sara Ferrari ha scelto di girare il Trentino ed incontrare personalmente studenti e famiglie per convincerli che i Piani di accumulo sono una misura efficace a favorire l’accesso alle facoltà universitarie. In due mesi – dal 23 marzo, tappa d’esordio presso la Magnifica comunità degli altipiani cimbri a Lavarone, al 25 maggio, con la chiusura al teatro comunale di Padergnone – Ferrari ha in programma 17 incontri in cui spiegherà le novità della misura decisa dalla Provincia autonoma di Trento, che consentirà di raddoppiare i risparmi che le famiglie decideranno di investire nel futuro dei propri figli: “Il Trentino – sottolinea l’assessore – ha bisogno di giovani formati e preparati per affrontare le sfide di un territorio che ha l’ambizione di rimanere un’eccellenza nel panorama nazionale ed europeo”.

“I dati – spiega l’assessore all’università e ricerca Sara Ferrari – dimostrano che anche in Trentino, seppur meno rispetto al resto d’Italia, il tasso di passaggio all’università è in calo. Ciò significa che cresce il numero di famiglie e ragazzi che non considerano utile o vantaggioso dopo il diploma proseguire gli studi. Certo non possiamo negare che il mercato del lavoro sia cambiato rispetto a qualche anno fa, ed è vero che i giovani, anche i giovani laureati, fanno più fatica a trovale un impiego stabile e ben retribuito. Tuttavia – conclude Ferrari -, tutte le analisi segnalano come l’investimento in formazione terziaria renda più competitivi le nostre ragazze e i nostri ragazzi, e in definitiva anche il nostro territorio. Ed è anche per questo la Provincia ha elaborato la misura dei Piani di Accumulo”.

In Trentino il tasso di passaggio all’università è passato da 61,7% del 2008 al 48,6% del 2014, mentre la variazione nel tasso di scolarità tra i 15 e 19 anni in Trentino è passato da 83% a 86,8%. Ancora, il tasso di laureati nella popolazione venticinquenne è pari al 22,1%. Dopo l’introduzione dei test di accesso all’università, si registra una importante riduzione degli abbandoni: questo dimostra che inizia l’università lo fa in modo maggiormente convinto di prima. In Trentino, inoltre, sono stati poi avviati i percorsi di Alta Formazione che sul territorio rappresentano la formazione terziaria non accademica.

La laurea rende soprattutto dopo alcuni anni dal conseguimento del titolo. Il passaggio da scuola a lavoro premia soprattutto chi può permettersi di investire nell’istruzione, pur sapendo che i frutti arriveranno soltanto in un futuro non troppo immediato. Meno buona è la situazione per chi invece questa possibilità non ce l’ha – le famiglie più povere – ed è forse questo che spiega perché dall’inizio della crisi le immatricolazioni all’università sono calate parecchio

A sostegno delle spese degli studi universitari per gli studenti capaci e meritevoli, ma privi di mezzi, vi sono le borse di studio e i servizi alloggio e ristorazione a tariffe agevolate erogati da ogni ateneo o ente gestore regionale. Per la Provincia di Trento, dall’anno accademico 2017/2018 le borse di studio sono assegnate adottando il valore soglia dell’Indicatore della Situazione economica equivalente (ISEE), pari a 21.500,00 euro e dell’Indicatore della Situazione patrimoniale equivalente (ISPE), pari a 50 mila euro. Gli importi delle borse di studio vanno da un minimo di 1.250 euro annui per gli studenti in sede ad un massimo di 5.118 euro per gli studenti fuori sede.

Con l’anno accademico 2017/2018 è stata introdotta la novità dei contributi per i Piani di accumulo. Per tutti gli studenti trentini – che si iscriveranno a percorsi di studi presso università, istituti universitari o istituti superiori di grado universitario e dell’Alta formazione professionale in tutto il territorio nazionale o all’estero – potranno beneficiare di un contributo a sostegno delle spese di studio. Il contributo è determinato in base ad un risparmio accumulato dalle famiglie negli anni di frequenza della scuola secondaria di secondo grado dei figli.

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