La parola ai campioni di retorica

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Intervista ad Emanuela Costanzino, Amerigo De Pisapia e Giovanni Dalbosco, studenti del Liceo Rosmini di Rovereto

 

Voce che trema, fiato corto, pensieri confusi, a chi non è capitato almeno una volta di provare queste sensazioni nell’apprestarsi a parlare in pubblico? Sicuramente ciò non accade più a tre studenti del Liceo Rosmini di Rovereto, Emanuela Costanzino, Amerigo De Pisapia e Giovanni Dalbosco, che si sono ormai laureati “campioni della retorica”.

Nel Giugno scorso, insieme alla loro classe, la 3DM guidata dalla prof.ssa Emiliana Urbani, hanno vinto la gara provinciale di “A suon di parole” torneo di retorica organizzato dall’Iprase e dalla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento con la partecipazione dei Comuni di Trento e Rovereto; mentre il 9 Marzo hanno fatto parte della squadra che ha conseguito la vittoria alla finale dei Word games, gare di retorica in lingua inglese, disputata nella prestigiosa cornice del Festival delle Lingue.

Inizialmente però non tutto è stato semplice. Amerigo riconosce infatti che “a partire dalle prime gare il percorso ci ha “forgiati” come retori: dal modo confuso che avevamo di strutturare i nostri discorsi siamo passati a un metodo più schematico e rigoroso.

Emanuela ricorda che “nelle prime gare la voce tremava e il cuore batteva a mille, elementi che ancora oggi non sono del tutto spariti, però adesso riesco ad avere un maggiore controllo e una sicurezza delle mie idee che mi consentono di comunicare meglio il messaggio che voglio trasmettere.” Precisa poi che la dote che l’ha aiutata in questa crescita è stata la moderazione, “perché mi ha permesso di ascoltare e di tenere sempre in considerazione le idee altrui, a partire da quelle dei miei compagni di squadra e degli insegnanti, fino alle opinioni degli avversari durante la gara.”

Amerigo non indugia nell’individuare altre doti del buon oratore “sicuramente competenza sull’argomento di cui si dibatte, senso logico e ingegno nell’esporre le proprie idee, creatività, ma anche prontezza nell’improvvisazione”. Ritiene anche che “tutti quanti abbiano queste capacità, ma che non abbiano l’abitudine e la sicurezza nel poterle esprimere. Questo percorso” aggiunge “mi ha permesso di evidenziare queste abilità, aiutandomi a migliorarle. Sono convinto che ciò potrebbe accadere a qualsiasi persona.”

Giovanni ribadisce l’importanza di un rigoroso metodo di lavoro nella ricerca delle fonti d’informazione e nella pianificazione del discorso, affermando che “un buon retore deve essere come uno stratega, in quanto niente può essere lasciato al caso, perché ogni passo falso può portarti a fallire anche con il discorso migliore. Essere preparati sui contenuti e pensare in modo logico è fondamentale per costruire un discorso sensato, piacevole da ascoltare ed efficace.

Aggiunge Emanuela anche quanto “sia importante che un buon oratore sia creativo, perché spesso è la creatività che fa la differenza, stupendo il pubblico e facendo sì che le parole rimangano impresse nelle menti”.

Alla domanda se abbiano mai dovuto sostenere una tesi che non condividevano, tutti e tre annuiscono e Giovanni sorprendentemente risponde “Fortunatamente sì! Perché il mettersi nei panni degli altri è forse l’abilità che a livello personale mi ha arricchito di più, permettendoti di considerare punti di vista totalmente diversi dal mio ma che presentano comunque aspetti veri ed interessanti.” Emanuela precisa che “è appunto questo il senso del dibattito che porta ad aprire gli occhi e a considerare anche opzioni che prima erano state escluse a priori. Non si tratta di andare contro le proprie idee, ma di considerare il più oggettivamente possibile ogni aspetto della questione affrontata.”

Per questo Amerigo ritiene che “la retorica oggi sia l’arte del cercare la Verità” o, come aggiunge Emanuela “l’opportunità di usare il linguaggio per confrontare le proprie idee con quelle altrui. Permette di riflettere, di mettere in dubbio la propria posizione e di riuscire poi a sostenere le idee con maggior convinzione.  Credo” conclude “che se gli uomini e le donne di oggi imparassero davvero l’arte della retorica, la società farebbe davvero un grande passo avanti, perché saper fare retorica non significa semplicemente saper parlare, ma anche saper ascoltare.”

Dalle parole dei ragazzi emergono le motivazioni per cui il Liceo Rosmini sostiene questa attività organizzando, per i cento studenti di terza e quarta che partecipano ai tornei di quest’anno, il progetto “Efficacia ed etica nella comunicazione”, coordinato dalla prof.ssa Raffaella Caldonazzi, che prevede incontri con giornalisti, esperti di public speaking e perfino con funzionari dell’Agenzia del Lavoro, in previsione che i propri studenti debbano far valere le competenze acquisite nei loro futuri colloqui di lavoro.

 

 

 

 

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