Consulta degli Studenti

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La Componente Studenti

Dopo quanto espresso in premessa sulla centralità dello studente, si intende qui sottolineare l’aspetto di partecipazione alla vita della comunità scolastica.
“Gli studenti s’impegnano a fruire, in relazione alle capacità personali, delle opportunità di apprendimento offerte dal sistema educativo e contribuiscono a promuovere la crescita della comunità scolastica, partecipando all’organizzazione dell’attività delle istituzioni scolastiche e formative” così recita la Legge provinciale 5 del 2006 all’art. 28: “Presso ogni istituzione scolastica e formativa del II ciclo è istituita la consulta degli studenti per favorire la partecipazione attiva e responsabile alla vita della scuola”.
La stessa legge all’art 22 prevede la presenza degli studenti anche nel Consiglio dell’Istituzione […] Il consiglio dell’istituzione dura in carica tre anni ed è composto da un minimo di undici membri – in modo da garantire comunque la rappresentanza di tutte le componenti della comunità scolastica – che sono individuati mediante elezioni indette dal dirigente dell’istituzione con riferimento agli operatori delle istituzioni scolastiche e formative, agli studenti del secondo ciclo e alle famiglie” e all’art. 40 nella Consulta provinciale “La consulta provinciale degli studenti è costituita da due componenti eletti dagli studenti di ogni istituzione scolastica e formativa del secondo ciclo, provinciale e paritaria. La consulta provinciale degli studenti può indirizzare richieste e formulare proposte agli organi del governo provinciale dell’istruzione, con particolare riferimento all’organizzazione didattica e dei servizi per gli studenti”

  • Attraverso le rappresentanze degli studenti, l’istituzione
  • coinvolge la componente studentesca nella elaborazione dei documenti fondamentali
  • raccoglie le indicazioni che favoriscono il benessere a scuola
  • tiene conto delle proposte degli studenti in relazione alle attività extrascolastiche
  • si impegna a realizzare progetti elaborati dagli studenti eventualmente anche in collaborazione con i genitori se coerenti con il progetto di istituto
  • mette a disposizione spazi per attività pomeridiane deliberate dagli Organi Collegiali o autorizzate dal Dirigente.

Gli studenti si impegnano a:

  • elaborare un regolamento delle assemblee di istituto
  • offrire contributi al progetto di istituto
  • promuovere ambiti di incontro interculturale e sociale, senza discriminazioni di credo religioso o politico
  • assumersi responsabilmente i ruoli delegati
  • mantenere frequenza e puntualità rispetto all’attività scolastica.

 

Da uno studente del Consiglio d’Istituto
Parlandone con i compagni salta fuori che molti hanno scelto il Liceo A. Rosmini “perché è la scuola più difficile, quindi, più prestigiosa”, altri “perché lì si fanno un po’ tutte le materie e perciò non c’è ancora un indirizzo specifico da seguire”, altri, più semplicemente e spesso erroneamente “perché lì ci vanno i miei amici”.
Tutti questi sono, quale più e quale meno, validi criteri secondo cui scegliere la scuola in cui si passeranno ben cinque, o, all’occorrenza, anche sei o sette anni della propria esistenza, ma appunto per l’importanza di tale scelta non vanno sottovalutate le differenze fra i singoli istituti superiori. Alcune scuole, com’è giusto che sia, sono meno difficili, o meglio, meno impegnative di altre. Il Liceo è sicuramente quella più impegnativa.
La maggiore difficoltà del Liceo rispetto alle altre scuole è dimostrata dalle statistiche: altissimo il numero di studenti che abbandona il Liceo già dopo il primo o il secondo anno. Praticamente inesistente il numero di persone che lasciano altre scuole per venire qui.
E’ difficile che lo “studente medio” del Liceo possa permettersi di passare i pomeriggi a zonzo e comunque mantenere una media sufficiente per superare l’anno. L’impegno richiesto, come già detto, è elevato. Ovviamente c’è chi vivacchia: io, almeno a detta dei professori, ho smesso circa una settimana fa, ma vi posso assicurare che sono più gli aspetti negativi che quelli positivi di questo approccio allo studio e, c’è da dire che, anche vivacchiando non puoi permetterti molti pomeriggi all’aria.
Chi, quindi, non riesce ad adattarsi a questi ritmi o vuole tenersi il pomeriggio per sé non avrà vita semplice in questo istituto.
Al di là di questo, il Liceo è una scuola come un’altra. Ci si diverte, si fa casino alla ricreazione, si girovaga per l’istituto durante le assemblee di classe e molte altre cose che tutti hanno fatto o tuttora fanno ma che qui non si possono riportare…
L’atmosfera in questa scuola è tranquilla: le maledizioni contro i professori aleggiano nell’aere come in tutte le altre scuole, ma non si verificano quasi mai tensioni fra gli alunni. Forse è la fatica dello studio che fa degli studenti un “fronte comune”, o forse la simpatia delle bidelle, che ogni tanto “facilitano l’ascesa ai piani alti” (chi ha passato qualche anno qui saprà certamente di cosa sto parlando…) evitando stress fisici, oltre che psicologici a questi ragazzi martiri della conoscenza.
Personalmente, sono contento di aver scelto il Liceo. Arrivato quasi alla fine del “percorso”, mi sento di poter dire che ne è valsa la pena. Ogni cosa, dalle incomprensioni con i professori alle assemblee di istituto, dalle gare di sci alle gite in Provenza, dalle cene di classe alle assenze strategiche, ha avuto un valore formativo (forse anche le ore di lezione).
Il Liceo è una scuola magnifica, sicuramente la “meno peggio” che si possa scegliere, e mi sentirei di consigliarla a chiunque. Richiede qualche sacrificio, ma, ogni tanto, dà anche qualche soddisfazione.
Prima di finire, mi permetto solo di ricordare che per essere dei buoni liceali ci sono alcuni principi da rispettare: solidarietà ai compagni interrogati, i bigliettini vanno nascosti con accortezza e i professori sono comunque, in ogni caso, imprescindibilmente malvagi.